Treno di panna è il romanzo di esordio di Andrea De Carlo, datato 1981.
Credo che l'aggettivo più giusto per descriverlo sia "strano".
Treno di panna è un libro a suo modo misterioso, avvolgente, a tratti abbastanza angosciante.
Regna l'incomunicabilità tra i personaggi, che è spesso conseguenza delle loro velleità e frustrazioni.
La scrittura è quanto mai asciutta. C'è un uso dei "due punti" che è, diciamo, originale.
Una pagina significativa ed emblematica è la 107:
Poi si è girato verso di me e mi ha detto "Voi che siete giovani dovete muovervi!".Lo detestavo per i suoi occhi piccoli, da roditore.Ha detto: "Giovanni, Los Angeles è la città delle grandi occasioni!".Aveva un tono paternalista: come uno che non sa bene dove mettere i piedi. Me lo sono immaginato attaccato al telefono a parlare con Jill, mentre io ero al ristorante a fare il cameriere. In più, ogni ogni tanto mi fissava e mi chiedeva se ero riuscito a capire una espressione particolare. Mi si rivolgeva come se io avessi una conoscenza molto limitata della lingua. Usava questa tecnica per stabilire una sorta di podio da cui fornirmi consigli.Mi ha detto "Giovanni, perchè non cerchi di sfondare con le tue capacità?". L'espressione sfondare oppure farcela ricorreva quanto denaro.Gli ho detto che non avevo ancora deciso in che campo provare; che stavo cercando di capire che possibilità c'erano. Lui ha avuto un piccolo scatto di voce: ha detto "Guarda, non pensare che io mi consideri arrivato. Non hai idea di quanta energia mi costa guadagnare diecimila dollari adesso. Sto cercando anch'io di farcela, come i camerieri di questo ristorante e chiunque altro vive in questacittà. La gente arriva qui da tutto il resto degli Stati Uniti e del mondo e respira questo schifo di aria e sta in macchina delle ore ogni giorno e cerca di farcela. Non hai idea di quanti camerieri e autisti di autobus e idraulici a Los Angeles hanno depositato i loro nomi e le loro fotografie nelle agenzie di collocamento attori. Non si accorgono neanche di quello che stanno facendo, perchè vivono tutti nell'idea di riuscire a sfondare". Guardava Jill ogni tanto di sfuggita, per raccogliere cenni di approvazione.Ho pensato che era vero; che quasi chiunque avevo incontraro nascondeva progetti e ambizioni che coltivava da chissà quanto tempo. Tutti andavano avanti sordamente, appena intaccati e immalinconiti dalla realtà; convinti di avere il sistema giusto per passare attraverso la rete.
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